sabato 26 aprile 2008

Alcuni mesi prima...



ALCUNI MESI PRIMA ...



"...non voglio sapere nulla...." brontolò Heaven. Sentiva ancora il lato destro della sua guancia che non rispondeva in modo corretto quando parlava e gli sembrava di essere appena stato dal dentista e di essere ancora sotto effetto dell'anestesia. Il resto del corpo non era messo meglio, la gamba gli faceva male, cosa assurda visto che era semi-paralizzata, mentre la mano seppure quasi completamente attiva, gli provocava ogni tanto dei dolori lancinanti."Deve interessarti...questo è ciò che siamo!" rispose l'uomo di fronte a lui.Christopher lo guardò. Aveva affrontato cani rognosi come Maximillian Vandenberg in precedenza e non si sarebbe lasciato impressionare da questo nuovo 'Anziano' o qualsiasi cosa pretendesse di essere. Il Gruppo Millennium per quanto lo riguardava era morto e sepolto. Sapeva dei pasticci successi attorno alla fine del 1999, della guerra interna tra Gufi e Galli e di come molti membri del Gruppo fossero scomparsi in modo misterioso.Tutte queste cose gli erano state raccontate, per tutto quel tempo lui era stato in coma, dopo il tentativo di suicidio. Non ricordava assolutamente nulla e aveva anche dei blackout riguardanti la sua vita precedente al colpo che si era sparato alla testa. Le cure che il Gruppo Millennium aveva praticato su di lui erano del tutto sperimentali e avevano giocato con la sua vita e con il suo cervello. "Si era rivelato necessario" aveva detto il membro del Gruppo con il quale parlava più spesso. Era una donna che aveva passato la cinquantina, piuttosto affascinante nei suoi abiti firmati, ma con un sorriso tanto bello quanto falso come quello di Giuda. "Non dovevamo morire tutti nella notte del nuovo millennio?Il 2000 è passato e siamo tutti ancora vivi..." disse con sarcasmo Christopher guardando la donna che stava prendendo appunti mentre lui faticava con gli attrezzi in palestra nelle sue ore di fisioterapia."E' stato un errore...abbiamo maleinterpretato molte cose...troppe" e in quell'istante, seppure per pochi secondi, il sorriso della donna si spense lasciando intravedere un velo di tristezza."Maleinterpretato???" chiese Heaven.Brenda Warrington, questo era il nome della donna, riprese il suo sorriso e alzò le spalle "Non siamo perfetti Signor Heaven. Alcune profezie, per esempio quelle degli antichi Maya parlano della fine del mondo nel 2012...esattamente il 22 Dicembre 2012, alcuni dicono per colpa di un asteroide che colpirà la Terra...altri parlano di una variazione dell'asse terrestre...altri di un picco solare...sempre nel 2012...""Ho capito...e cosa dovrebbe farmi credere che non state 'maleinterpretando' anche questa volta?" chiese Heaven passandosi la mano fra i capelli.La Warrington sospirò "Avremmo specato tempo e denaro a salvarla?""Oh...improvvisamente sono diventato il salvatore???Sarò io a salvare la Terra e l'umanità?Sono commosso!!!" scherzò Heaven, ma Warrington non rise "No...lei non è il salvatore...nessuno salverà..."
Tre settimane dopo, Heaven era fuori dall'ospedale, per la prima volta in anni, era veramente solo. Gli avevano comprato un appartamento a New York e lo avevano veramente arredato seguendo i suoi gusti, il Millennium aveva per caso anche un dossier con scritto il tipo di poltrone che apprezzava e quale colore preferiva per le pareti del bagno? Avevano portato dal suo vecchio alloggio la sua raccolta di dischi e molte altre cose, ma lui aveva voluto aggiungere qualcosa di nuovo comprando libri e quadri. Era seduto sulla poltrona e aveva sul tavolino due immense torri di fascicoli. La torre a destra conteneva tutti gli incartamenti sui vecchi membri del Gruppo Millennium, quella a sinistra i possibili nuovi consulenti e candidati. Lasciò cadere lo sguardo sulla lista che aveva in mano...il primo nome che notò fu...Andrew Garrison. Andrew...Posò la lista e si versò del the freddo preso dal frigo. I dottori gli avevano sconsigliato la teina, ma non gliene importava molto.Tornò alla lista. William Hawking...Victoria Ann Thomas...Alan Drake...Chandler Clark...Alcuni li ricordava con precisione, altri molto meno. Posò la lista e sfogliò distrattamente alcuni dei fascicoli dei possibili "nuovi elementi".Prese il bastone e uscì di casa, aveva bisogno di una boccata d'aria.



giovedì 24 aprile 2008

Nuove proposte


Manhattan, ore 9.15 p.m.
Una settimana prima





Ecco fatto, le sigarette erano finite, e
quello non era neanche il più grande dei suoi problemi. Il problema più grande era che non aveva soldi per comprarne altre. Non aveva abbastanza soldi neanche per entrare in uno dei bar nei pressi di Times Square a flirtare con le studentesse universitarie come faceva di solito. Così come ormai non poteva più permettersi neanche un pieno di benzina, che poi era l'unica ragione percui era stato costretto a raggiungere Manhattan in metro, rigorosamente senza biglietto, perché non poteva certo regalare alla compagnia dei trasporti uno dei suoi ultimi dollari.
In definitiva, era la sua completa indigenza a costringerlo a vagabondare senza meta immerso in una folla di festaioli spendaccioni alla cui categoria, per aspetto, pur sembrava appartenere.
Sospirò. Non lavorava ormai da Natale, e gli incarichi si erano fatti sempre più rari. Il suo conto in banca ormai era asciutto, e forse gli sarebbe convenuto sacrificare la sua indipendenza ed accettare le proposte d'affiliazione che i mafiosi gli offrivano sempre, almeno avrebbe avuto il portafoglio e la pancia sempre pieni. Certo, odiava prendere ordini, ma con l'indipendenza non ci si sfama.
Un altro sospiro, la mancanza di nicotina iniziava a farsi sentire.
Dalla tasca dei jeans tirò fuori un portafogli, da cui estrasse un fogliettino bianco appallottolato in malo modo. Spiegazzò il fogliettino e si accertò un'ultima volta dell'indirizzo che doveva raggiungere. Non era esattamente il modo in cui era solito sbrigare i suoi affari, ma il tizio al telefono era stato tremendamente insistente, e lui aveva tremendamente bisogno di soldi.
Con lo sguardo calato sul biglietto che stringeva fra le mani, gli capitò di urtare un turista giapponese armato di macchina fotografica, che si scusò immediatamente producendosi in un rispettoso inchino.
"Non si preoccupi. Nessun problema", rispose, raccogliendo il foglio che gli era scivolato dalle mani e ricambiando l'inchino.
Percorse un altro centinaio di metri, dopodiché svolto a destra, e poi ancora destra, fino a ritrovarsi in un vicoletto lontano dalle luci e dalla folla della strada principale. Il vicolo era lungo ma stretto e buio, pieno di lerciume ed immerso nel vapore della metropolitana che usciva dai tombini. L'aria che vi si respirava puzzava tremendamente d'urina.
"Che razza di posto... un pisciatoio!", sbottò, appoggiando la schiena al muro.
Portò automaticamente la mano all'altezza del taschino della camicia, nel posto dove solitamente portava l'inseparabile pacchetto di marlboro soft, ma lo trovò inesorabilmente vuoto.
"Al diavolo!".
Diede un'occhiata all'orologio: era in perfetto orario, come al solito. Del resto la puntualità, nel suo mestiere, era tutto, e lui era un vero professionista.
Tirò fuori dalla tasca dei jeans un portafogli diverso dal primo. Sorrise. Secondo il passaporto il turista giapponese si chiamava Saeba Ryo e gli aveva appena regalato 2000 dollari e qualche centinaio di yen.
"Arigatou, Saeba-san", disse, imitando la parlata giapponese e producendosi in un inchino questa volta molto più ironico.
All'indomani, una volta fatto il pieno di benzina alla sua amata Mini, avrebbe provveduto a recapitare il portafogli, che conteneva ancora documenti e carte di credito, presso l'ambasciata giapponese a New York, perché quella di non prendere mai più del necessario era una delle sue regole professionali.
"Complimenti, signor Navarro. Vedo che non ha perso il suo "tocco" ".
L'uomo della telefonata era arrivato all'appuntamento.
"Riserva il signore a persone più importanti di me. Io preferisco che mi si chiami semplicemente Ken".

domenica 20 aprile 2008

Un nuovo inizio


Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.
Giovanni 8.32


Carcere di Riker Island Marzo 2008 ore 2.23 pm



La Hummer H3 si fermò nella piazza davanti al carcere, l'uomo che la guidava scese lentamente appoggiandosi ad un bastone.
Zoppicava vistosamente, inforcò gli occhiali da sole e si diresse verso l'entrata dove una guardia lo fermò e guardò i suoi documenti facendolo entrare.
Arrivò alla reception del carcere e un'altra guardia gli chiese nuovamente i documenti e posò anche la pistola firmando un registro.
Si mise a sedere e attese una decina di minuti. Non era per niente facile, doveva dare molte spiegazioni e sicuramente lei non l'avrebbe presa troppo bene. Si guardò intorno, sentiva l'umidità, le grida dei carcerati, era disturbato dalle sensazioni che lo circondavano.
La porta si aprì e lui si alzò. La donna entrò e lo guardò. Era invecchiata, il carcere sicuramente era stato duro e lui si sentiva in colpa, anche se solo da poco tempo aveva saputo della sua situazione.La donna lo guardò nuovamente, poi il suo sguardo si sbarrò come se avesse visto un fantasma...e forse aveva ragione."Tu...non è possibile..."mormorò. La sua voce tradiva incredulità e rabbia.
L'uomo si tolse gli occhiali da sole. Sicuramente anche lui era invecchiato.Lei lo fissò, notò che si reggeva su un bastone e che i capelli malcelavano una cicatrice vicino alla tempia."Non so chi tu voglia farmi credere di essere....ma lui è morto..." la voce ora era più sicura...e più arrabbiata."Vic...io...so cosa pensi..." cercò di rispondere l'uomo."No!" lo interruppe secca "Non sai cosa penso!Non lo sai proprio o non saresti qui!Io ti credevo morto! TU ERI MORTO!!!!Mi hai lasciata marcire in questo carcere per tutti questi anni e tu cosa facevi?????" la guardia che sorvegliava la stanza si mosse leggermente per paura che la donna aggredisse il visitatore."Cercavo di ricordare chi ero..." rispose lui quasi sussurrando.
Victoria Ann Thomas si fermò per un attimo. "Cosa?"
Christopher Heaven era di fronte a lei, dopo otto anni, vivo, dopo un tentativo di suicidio. Le sue visioni lo avevano quasi portato alla follia ed era sopravvissuto al suicidio per pure miracolo, ma poi si era aggravato ed era morto, anche se il suo corpo era sparito. Ora era nuovamente di fronte a lei, vivo e con tutti i segni di quello che aveva passato.Victoria aveva passato quegli otto anni in carcere ingiustamente e pareva che tutti gli amici (quelli vivi) si fossero scordati di lei completamente. Aveva imparato a sopravvivere anche lei, aveva imparato a farsi rispettare dai detenuti e dalle guardie, non senza ricavarne a sua volta cicatrici nel corpo e nell'anima.
Christopher si mise a sedere, appoggiò il bastone sul tavolo e Victoria poteva vedere che faticava seriamente a stare in piedi.
"Il Gruppo Millennium si è preso cura di me, mi ha portato via dall'ospedale e ha fatto credere a tutti che fossi morto. Mi hanno curato, dentro e fuori, hanno recuperato il recuperabile, anche se come vedi non sono più quello di una volta e sicuramente non posso più andare in motocicletta!" disse con l'ombra del sorriso che una volta aveva spesso.
Sospirò e poi continuò la spiegazione "Ma non sapevano che una volta sveglio non avrei ricordato niente, la pallottola aveva colpito una parte del mio cervello dedicata alla memoria, non ricordavo nemmeno chi ero e non erano sicuri che fosse una cosa temporanea...Non ricordavo nulla di te, Garrison...nemmeno Linda..." il tono della sua voce si fece per un attimo carico di dolore "sono stato sottoposto ad ogni terapia possibile...e lentamente ho iniziato a ricordare tutto".
Allungò una mano e la appoggiò su quelle di Victoria che per un attimo si irrigidì pensando di evitare il tocco dell'amico, ma poi qualcosa le disse che quell'uomo era sempre Christopher Heaven.
"Cosa è successo al gruppo?" chiese Vic. In realtà non era interessata a sapere cosa fosse successo a Vandenberg o altri...ma al Gruppo stesso.Heaven annuì "In qualche modo esiste ancora..."Lei sorrise per la prima volta "Ma hanno sbagliato...il 2000 è passato, siamo nel nuovo millennio e siamo tutti vivi e vegeti!" lo derise.Heaven si alzò in piedi appoggiandosi al tavolo "Non hanno sbagliato...hanno interpretato male. Il nuovo millennio per alcuni calendari inizierà nel 2012, quando per alcuni profeti e veggenti finirà il mondo. Guardati intorno, i segni sono ovunque...morte, guerre, omicidi senza alcun senso, madri che uccidono i propri figli, uomini di fede uccisi ingiustamente...ti pare normale?". chiese guardando l'amica negli occhi.Victoria si alzò a sua volta per affrontare l'amico "Non lo so...perdonami se qui dentro in questi anni ho perso il senso di giusto o sbagliato e ho avuto poco tempo per seguire i fatti di cronaca".
Heaven sospirò e si passò una mano nei capelli che erano diventati più grigi di come Victoria li poteva ricordare"Io posso farti uscire..." disse."Cosa?" gli chiese lei incredula "Tu cosa?"
"Si, posso farti uscire...dal momento in cui ho saputo cosa ti era successo ho fatto di tutto per convincere i piani alti, le conoscenze che ho ancora, a trovare un escamotage per farti uscire da qui, ho minacciato di venirti a prendere con un bazooka se era il caso".
Victoria sorrise "Si, ne saresti in grado!"
Lui ricambiò il sorriso "Forse una volta" rispose sollevando il bastone.
"Cosa devo dare in cambio?La mia anima" chiese l'ex detective all'amico."Quella ormai mi sa che l'abbiamo persa da tempo amica mia...no...devi solo darmi una mano per certe indagini, poi se vorrai potrai andare per conto tuo, riprendere la tua vita..."Victoria lo guardò dritto negli occhi "Io mi fido ancora di te...."